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Cosa dice mamma

Da tre anni l’amore è un salto

Sono felice di essere la tua mamma. Ti voglio bene, ti adoro e ti amo
Anche io ti voglio bene, però moltissimo… Mamma, cos’è ti amo?


Ieri sera stavi per addormentarti e ho preferito la sintesi di un abbraccio stretto. Ora voglio provare a spiegare.

La premessa è che ti amo perché ci sei. E non dimentico la corsa di terrore e sangue in ospedale non perché sia importante ricordare che per alcune ore abbiamo creduto di averti perso e per alcuni giorni abbiamo temuto per te, ma per la gioia, la gioia scoppiettante di quando ti ho visto saltare e, pur piccolissimo, fare capriole nella mia pancia. Oggi compi tre anni, sei sempre uno scricciolo e conservi quella voglia di saltare. Claudio, colui che claudica e che ha saputo trasformare uno zoppicare in una danza. Le calamite per la tua nascita le disegnò papà e le scrissi io: Sono il giullare della vita, sfidare gli ostacoli è il mio salto di gioia. Sai cos’è ti amo? È vedere ogni giorno che mantieni tutte le promesse che ci aveva riservato la tua attesa. Ci porti allegria, sorpresa, fracasso e rotture di casso. Sei tremendo, Claudio. Veramente. Essere la tua mamma è l’esperienza più faticosa della mia vita. E la più divertente.

Sei un fratellino simpatico e amorevole. Non c’è niente che non faresti per Davide. Né senza di lui. Del resto, hai avuto un maestro eccezionale. Ti adora, quattro anni sono pochi perché sappia dirti cos’è ti amo, ma credimi, lo fa tutti i giorni.

Hai iniziato la scuola quest’anno ed è bello venire a prenderti e sentire la maestra che dice: Mamma, vuoi ridere? Sì, sempre, voglio ridere delle cose che fai. Come il primo giorno di mensa che nell’attesa del piatto urlavi Ho fameeeeeee. E la maestra urlava con te! Ecco, questo te lo auguro di cuore. Di avere al tuo fianco persone che sappiano ridere con te, e apprezzare e valorizzare le tue bizzarrie. Mamma, vuoi ridere? mi ha detto un’altra volta, raccontando di quando l’avevi minacciata di non chiamarlo mai Polpetta. Ah parliamone di quel tuo broncio. Cattivissimo. E di quando ridi ma non puoi perdere la faccia e così ridi col broncio. Va bene perdere, Claudio, se il risultato è una risata. L’altro giorno papà e io siamo scoppiati a ridere durante un litigio. Non so a che round fossimo arrivati, ma credo abbiamo vinto entrambi.

Una volta ti amo me l’hai detto tu. Non con i baci né con le parole, sei dolcissimo e affettuoso, certo, ma così fan tutti. Tu l’hai fatto a tuo modo. In bagno, mentre facevi la cacca, come sempre ti sei aggrappato a me gettandomi le braccia al collo. Hai degli occhi bellissimi, mi hai detto lento e soave. In un istante, ero liquefatta… È vero che Sid dice così a Manny? Vabbè, io mi sentivo una deficiente e al tempo stesso ero orgogliosa della tua prova attoriale. Del resto, sei uomo di spettacolo: non solo cinema, sei un cartone animato, sei colore, canti perennemente, e l’altro giorno dopo la cacca, hai esclamato fiero: Mamma, guarda, ho fatto una chiave di violino.

Sì, la cacca, di nuovo. Siamo (già da un po’) nella fase in cui tutto è cacca. Persone comprese. Ieri sei sceso da tavola salutandoci con trasporto: Ciao cacca, ciao puzza, ciao pipì. Educatamente ti ho risposto: Ciao schifo. Hai riso, col broncio, e hai puntualizzato: Ehi, non mi chiamo schifo … Ciao mamma, ciao papà, ciao Davide!

Cos’è ti amo, è difficilissimo dirlo, amore mio. Più facile farlo, l’amore. Infatti io e papà abbiamo fatto voi. Però una cosa posso dirla. Chissà se ricordi quando guardavate i pesciolini e io mi sono avvicinata e tu hai detto: Sono felice che sei venuta qui. Ecco, l’amore è qualcuno che ti rende felice quando c’è.

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