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Cosa dice mamma

Niente crisi, però risi del settimo anno

In sette anni di fidanzamento, sette di matrimonio e nove stagioni di How I met your mother abbiamo imparato che le promesse all’altare hanno pretese che non conoscono la realtà della vita insieme. Nel bene e nel male. Abbiamo anche imparato che una sola puntata può distruggere l’intero impianto di una serie tv molto ben costruita e, evidentemente, che io non me ne sono fatta una ragione e mai lo farò.

Da allora, ho promesso di rinnovarti ogni anno le mie promesse matrimoniali ed ecco, allora, quelle che danno il benvenuto all’ottavo anno. Niente crisi, però risi del settimo anno. Perché diciamolo, è stato un anno di merda eppure siamo rimasti i due fessi di sempre.

Ti prometto che ti passerò la carta igienica quando il rotolo sarà finito, ma a volte ci manderò i bambini fingendo che sia un divertente gioco a staffetta.
Ti prometto che non mancherà il bacio del mattino.
E che quando litigheremo non andremo a letto prima d’aver chiarito.
Ti prometto che alla parola sempre preferirò oggi. Ti amerò oggi, adesso, stasera e lo farò ancora domani. Non lo dirò tutti i giorni, forse, ma lo dirò di più.

Ti prometto che preparerò più club sandwich perché la felicità è fatta a strati. Tanti.
Ti prometto che torneremo a vedere film.
Che ascolteremo la nostra musica ogni volta che non saremo assaliti da un coccodrillo, un gatto nero, il lungo il corto e il pacioccone. E ti prometto che continuerò a farli ballare con i Blues brothers e cantare con Rino Gaetano. Tu pensa a Vasco che io penso a Fabi e De Andrè.
Ma soprattutto ti prometto che non urleremo. Che non ci sfugga la dolce musica delle loro voci.

Ti prometto che continueremo a discutere su futuro e cambiamenti, anche fino allo sfinimento, perché vorrà dire che nessuno prevale ma entrambi valiamo in egual modo e misura.
E quando non saremo d’accordo, ti prometto che sceglieremo con una sola priorità. Noi. La nostra famiglia. Quell’amore per cui ci siamo fatti in quattro e non ricordiamo cosa fossimo interi.
Cosa facevamo prima la domenica mattina? Per cosa ci stancavamo? Quali erano i nostri affanni, pensieri, preoccupazioni?
Una cosa la ricordo bene e ti prometto che non smetteremo di farlo. Ridere.
E sì, potrai fare cacca e doccia appena tornato dall’ufficio.

Ti prometto che ti sosterrò nelle tue scelte lavorative e che continuerò, ogni giorno, a essere fiera di te.
Ti mostrerò le tue qualità quando sarai offuscato dalle tue paure e crederò ai tuoi incoraggiamenti quando prevarranno le mie.

Ti prometto che nella sfida del dentifricio perderai ancora. Sei un pivello e io non mi arrenderò a facili vittorie.
Ti prometto che tornerai a giocare a calcetto. Alle 20.
Continuerò a preservare la sacralità dei tuoi zebedei e mai ti coinvolgerò in domeniche all’Ikea.
Ti prometto che quando andrai avanti all’avventura, ti guarderò la schiena, e che a volte sarò io a camminarti davanti perché so che mi ami ma più di tutto ami il mio fondo schiena.

Ti prometto che farò in modo che i bambini dormano mentre noi troviamo modi meravigliosi per non dormire. In ogni caso, ci mancherà il sonno ma mai la voglia di sognare.

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