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Cosa dice mamma

Le selezioni musicali in tempo di pandemia

Ogni pomeriggio, dopo le attività scolastiche, i bambini ascoltano musica dal tablet. Ore intere a ballare come matti: meravigliosa espressione di libertà, della quale Marco ed io tramandiamo l’importanza tramite il buon esempio. Per sfogo di energie, per superare le timidezze, per svoltare una giornata triste o anche solo per amore, noi balliamo in mezzo al salone.

Loro ballano con la musica a un volume da discoteca, del tipo che a tarda notte ti metti a letto e ancora ti rimbomba nelle orecchie. Loro disegnano con la musica, cantano a squarciagola, costruiscono personaggi con i Lego selezionando il sottofondo musicale. Questo ci rende felici, la musica rende sempre felici. In un periodo di barriere come questo, è un bel modo per evadere. Se non fosse che la playlist sta prendendo una deriva preoccupante. Ci sono giornate in cui sentiamo l’intera colonna sonora di Harry Potter. Non il tema principale, la colonna sonora dell’intera saga. E identificano per ogni musica lo spezzone di film, che manco i migliori campioni di Sarabanda. Ci sono però giornate di Pinguini tattici nucleari – e va bene un po’ d’allegria –, di Maneskin – e va bene, un po’ di giovani talenti –, di Tones and I – e va bene, un po’ di tormentoni –, di Shade e Federica Carta – e va be… no dai, no. Prendo atto che probabilmente questo è il più grave danno dello smart working da pandemia.

Ci sono poche certezze nella nostra vita genitoriale. Al primo posto la salute, al secondo la serenità, al terzo l’educazione musicale. Persino sull’igiene personale ci sono discussioni in atto tra mamma e papà. Ma sulla musica no. Lui spara C’è chi dice no, con me snocciolano tutto Volta la carta. Con lui scoprono la dance anni ’90, con me Niccolò Fabi. Con lui Hotel California, con me My Sharona. Insieme li abbiamo introdotti al mondo di Rino Gaetano quando avevano appena due anni. La musica è un universo dove pure il trash ci sta dentro. A volte. A piccole dosi. Piccole, Baby K, quindi ora puoi anche uscire dal mio cervello. Grazie.

Il bello, comunque, è arrivato questa sera. Lavoravo nel mio studio, come sempre a luce spenta (se non viene uno dei miei uomini ad accendermela posso anche brancolare), auricolari nelle orecchie, pronta per le videochiamate oramai al ritmo del Dottor Thomas, e musica dai dj infanzia. Parte Io vengo dalla luna, che spesso ascoltiamo in auto andando alla lezione di circo e d’un tratto si interrompe la musica. Poi riparte. Davide, per proteggere il fratello, aveva abbassato il volume per non fargli sentire cazzo. La canzone in effetti contiene molte più parolacce ma non glielo dite, per favore. Siamo ancora ai fondamentali. Insomma, non solo il ballo in libertà, anche la censura si trasmette di generazione in generazione.

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